Il Tribunale Penale di Ivrea, con sentenza divenuta esecutiva, ha condannato una donna ad un’ammenda di 250 euro per il reato di detenzione di animali incompatibile con la loro natura e produttiva di gravi sofferenze per aver tenuto un cane di razza American Stafforshire legato ad un guinzaglio più corto di 50 cm alla ringhiera del cortile di casa.
Il giovane Amstaff era stato sequestrato dalle Guardie eco zoofile dell’OIPA in un comune del torinese e custodito in un rifugio canile al quale lo stesso è stato affidato definitivamente con la confisca.

Detenuto in un ambiente malsano, tra immondizia, lamiere e pezzi di metallo, il cane era perennemente legato ad un guinzaglio talmente corto da non riuscire a compiere alcun movimento, aspetto che non solo aveva reso il cane molto nervoso con comportamenti aggressivi, ma gli aveva provocato anche una lesione alopecica molto arrossata proprio all’altezza del collo.

La detenzione a catena è una pratica che, purtroppo, è ancora molto diffusa, ma vale la pena sottolineare che secondo la giurisprudenza prevalente al fine di configurare il reato di detenzione incompatibile di animale non è necessaria la volontà dell’agente di infierire sull’animale stesso né che quest’ultimo riporti lesioni all’integrità fisica, potendo la sofferenza consistere anche in soli patimenti.

Detenzioni di questo tipo, tuttavia, anche se eticamente ed etologicamente riprovevoli, non sempre, integrano una responsabilità penale e perciò ogni caso va valutato a sé. Consigliamo, dunque, di segnalare sempre casi come quello citato all’Autorità competente per effettuare un sopralluogo anche solo preventivo.

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